Acque Internazionali e gioco d’azzardo

Mi piacerebbe esattamente sapere come funziona tutta questa complessa storia delle acque internazionali. No perché stavo pensando che se è vero che si chiamano acque libere, allora perché nessuno ha ancora pensato di salpare con una bella nave battente bandiera italiana e andarsene oltre il limite delle nostre acque territoriali, dove teoricamente finisce la nostra sovranità, e organizzare tornei di poker, tavoli di blackjack e roulette come se non ci fosse un domani? Non solo in via teorica sarebbe permesso, ma non si dovrebbero neanche versare le tasse, visto che non si saprebbe a quale paese versarle.

Territorio di bandiera

In realtà questo scenario non è verosimile perché una qualunque nave si trovi in acque internazionali, a meno che non sia una nave pirata, è sì in un territorio “neutrale” ma tutto ciò che si trova a bordo è da considerare a tutti gli effetti territorio del paese della bandiera che porta, nell’esempio di prima l’Italia. Scommettere su una nave da crociera italiana, in qualunque parte del mondo ci si trovi, equivale a scommettere sul territorio nazionale. O almeno credo.

Le scommesse

Però nel caso di una piattaforma in mezzo all’oceano? Magari realizzata da più paesi in congiunzione, per ragioni logistiche o economiche? In questo caso non so quale sarebbe la legislazione vigente. Mi posso immaginare una banda di duri alla Armageddon che durante il giorno perforano il fondo del mare fino al centro della Terra in cerca di petrolio, e la sera si ritrovano intorno a un tavolo per giocare a poker fumando sigari. Ci pagano le tasse? E in caso, a quale paese?

La legislazione

Per quanto la materia di diritto del mare sia molto complessa, sono sicuro che il legislatore abbia già provveduto a regolamentare ogni fattispecie, anche la più stramba, nell’ambito del gioco d’azzardo; quando ci sono in ballo così tanti soldi raramente lo stato rimane a guardare. Vediamo le regole certe e semplici da capire per quanto riguarda le acque internazionali:

Le acque internazionali sono tutte quelle che non sono né interne né territoriali, cioè non sono equiparate al territorio nazionale. Ma non mi è chiaro se cominciano anche oltre le acque della zona economica esclusiva, cioè quelle acque non territoriali che però sono sotto una certa influenza da parte dello stato costiero, il quale ha l’esclusiva per la pesca e altre attività commerciali di cui non riesco a immaginare. Oltre a tutto questo, che comunque è un diritto pieno di eccezioni e regolette che derogano alle eccezioni, a complicare le cose si aggiunge la disciplina del fondale marino internazionale, secondo cui i fondali marini del territorio internazionale sono patrimonio comune dell’umanità. Tutti hanno il diritto di compiere ricerche scientifiche e passare cavi, tubi, adsl e trivelle a proprio piacimento, però il gambling non si capisce se è permesso.

La soluzione definitiva

Insomma io non so esattamente come funziona, se ci fosse qualche lettore più preparato di me in relazioni e diritto internazionale che volesse illuminarmi mi impegno a scrivere un nuovo articolo per divulgare le informazioni ricevute. Poi magari sapete che facciamo? Andiamo in Svizzera, paese senza sbocchi sul mare, a comprare una bella barca, la mettiamo in mare con la bandiera dei quattro cantoni e la portiamo in acque internazionali. Da lì cominciamo a pubblicizzare il nostro casinò svizzero neutrale in mezzo all’oceano, diventiamo punto di riferimento mondiale per tutti giocatori che vanno in crociera e facciamo una montagna di soldi. Mi sembra un piano perfetto, come tribettare pre flop senza carte. Non dobbiamo neanche prendere i soldi e scappare in qualche paradiso fiscale. Ci siamo già. Legislazione svizzera con mare da sogno, sole, delfini e clima tropicale. Altro che paradiso fiscale, paradiso e basta.