L’industria della scommesse e l’impatto ambientale

L’industria delle scommesse dal punto di vista dell’inquinamento non ha nulla di diverso da tutte le altre industrie. Inquinare è un effetto collaterale intrinseco nel termine industria. L’inquinamento d’altronde è cominciato con la Rivoluzione Industriale, con la produzione di massa e con la nascita dell’economia moderna, è fisiologico che inquini.

Ma il tema è sentito sempre più e, sebbene a ritmi fin troppo lenti e probabilmente anche con un ritardo dai danni irrevocabili, la legislazione è intervenuta per regolare il livello di inquinamento permesso e limitare i danni. Poi però ogni paese ha le sue di leggi, e nulla vieta alla Cina di inquinare più di qualunque altro paese al mondo o a Trump di abbandonare gli Accordi di Parigi.

L’industria delle scommesse e del gioco d’azzardo non inquina particolarmente, o almeno non più di altre, ma ciò non toglie che sia necessario fare di tutto per limitare l’impatto ambientale. La stessa cosa vale per gli eventi sportivi e tutta l’industria dell’intrattenimento. Per fortuna l’attenzione sul tema da parte della generica opinione pubblica è sempre maggiore e chissà che i vari bookmaker non decidano che una campagna contro l’inquinamento sia la mossa adatta per farsi pubblicità.

Ad esempio, potrebbero organizzare una competizione sportiva e decidere di devolvere parte degli incassi dovuti alle vincite per una causa ambientale particolare. Per esempio con una regata si potrebbe contribuire alla pulizia dei mari, come quest’anno farà la National Schools Regatta, che si appresta ad essere il primo evento sportivo del tutto privo di bottiglie di plastica. Oppure una maratona potrebbe garantire il denaro per ripulire le strade di una città e sensibilizzare sulla speculazione edilizia che cancella il verde dai centri abitati.

Ma per diminuire l’inquinamento bisogna anche capire dove e come si inquina. Per quanto riguarda il gioco d’azzardo in Italia la risposta più facile è anche quella più evidente. Camminando cinque minuti per Roma, soprattutto in periferia, la possibilità di vedere almeno un gratta e vinci gettato per terra è del 100%. Poi questi gratta e vinci sono sempre più grandi, più colorati e catarifrangenti per attirare meglio l’attenzione, cosa che non solo aumenta l’inquinamento alla produzione ma li rende anche meno facili da smaltire. A questi si aggiungono la carta delle schedine, del lotto, dei picchetti e di tutte le giocate.

Una soluzione sembra essere quella del gioco on-line, che in teoria produce meno pollution di quanto elencato sopra sebbene, va ripetuto, non sia del tutto green. Ma forse, così facile ed immediato e solitario dal proprio computer, rischia di aumentare la dipendenza al gioco.

Una cosa è certa: l’imminente decreto Dignità, che bandirà la pubblicità di giochi e scommesse, non contribuirà direttamente a diminuire l’inquinamento generato dall’industria del gioco d’azzardo, ma forse anche sì, se riuscirà ad abbassare il numero di ludopatici.